Leggere è un’attività che accompagna molti di noi fin dall’infanzia, ma nell’età adulta questo piacere rischia spesso di trasformarsi in un obbligo.
Complice la costante esposizione sui social media, dove si assiste alla sfilata di obiettivi di lettura annuali e pile di libri consumati a ritmi esorbitanti, è facile cadere nella trappola della competizione. Si acquistano le ultime novità editoriali solo per non sentirsi esclusi dal dibattito culturale, sostituendo quello che dovrebbe essere un momento di intimità con l’ennesima forma di performance. Alla lunga, questo pressante meccanismo porta al cosiddetto “blocco del lettore”. Per ritrovare il legame autentico con la lettura, è necessario ridimensionare questa visione competitiva e rimettere al centro l’obiettivo originario di questo splendido passatempo: prenderci del tempo per arricchire noi stessi, senza scadenze o aspettative esterne.
Il primo passo consiste nel liberarsi dall’ansia del “libro del momento”, dedicandosi solo a ciò che risponde a un reale interesse personale. Ogni anno, solo in Italia, vengono pubblicati più di 80.000 titoli. Stare al passo con le novità è un’impresa non solo impossibile, ma anche difficilmente proficua, e probabilmente le opere capaci di toccare davvero il nostro cuore sono già sugli scaffali da anni, se non da secoli. Piuttosto che cedere alla fretta dell’acquisto per sentirsi parte di un gruppo virtuale, è preferibile rallentare e affidarsi alle proprie reali passioni, esplorando cataloghi passati e gemme nascoste.
Da questo deriva un secondo, fondamentale principio: non finire un libro solo perché “va fatto”. Obbligarsi a portare a termine una lettura sgradita è la via più rapida per scivolare nel blocco. Accettare di abbandonare un libro (o semplicemente di metterlo da parte) non è un fallimento. Significa semplicemente riconoscere che quel testo, in quel preciso momento della nostra vita, non è adatto a noi. Potrà essere ripreso in futuro, o mai più, senza che questo intacchi il nostro valore come lettori.
È altrettanto importante concedersi il diritto alla pausa e alla rilettura. Fermarsi per qualche tempo o rifugiarsi in un “libro comfort” già letto non è tempo sprecato. Anzi, è un ottimo modo per rigenerarsi. Italo Calvino scriveva in Italiani, vi esorto ai classici, "L’Espresso", del 1981 che «d’un classico ogni rilettura è una lettura di scoperta come la prima».L’ermeneutica estende questo concetto a qualsiasi testo: l’atto di leggere è un dialogo vivo tra la pagina e chi la sfoglia. Cambiando noi stessi nel tempo, anche lo stesso libro saprà parlarci in modi sempre nuovi.
Infine, un ottimo metodo per scardinare questo approccio performativo è ribaltare la
ricerca: non partire dal titolo o dall’autore di tendenza, ma da un argomento, un interrogativo o una curiosità che si desidera approfondire. Questo approccio libero sprona a non limitarsi alla sola narrativa, ma ad aprire le porte anche alla saggistica.
Ricordiamo sempre che la lettura deve rimanere uno spazio di libertà e benessere personale, un rifugio dalla produttività contemporanea.
Miriana Miraglia
